Lei è la mia cura – Seconda parte

A poco servivano le parole, vivevo nel terrore, una gran paura di perdere tutto, oltre il carcere anche la malattia, milioni di domande, milioni di perché, anche se ho vissuto male la mia piccola vita ho cercato sempre di vivere nel sano, stando lontano da alcolici, droghe e sigarette.
Dovevo mettere al corrente la mia compagna,per rispetto e perché è giusto. Ma ho fatto passare alcuni mesi, questo perché dopo il mio arresto lei si era sottoposta a delle analisi che aveva prenotato molto tempo prima, quindi ero un po’ sereno, il mio stato mentale, molto pessimo ha fatto si che prendevo un po’ di tempo per prepararmi mentalmente.
Devo dire anche un’altra cosa, lei mi stava vicino perché sapeva che avevo chiuso con il passato e che il vero motivo è quello che ho scritto, al processo 7 anni con rito abbreviato, altro tempo preso per assimilare la botta, dopo quasi due mesi dal processo telefono a casa, la sua voce rotta dall’angoscia, io pietrificato …. Amò che succede? La sua risposta con voce tremante: “E’ arrivata una lettera dall’ INPS”.
C’era scritto il mio problema, quei 10 minuti di telefonata quasi muti, gli ho solo detto di stare tranquilla e venire al colloquio il giorno dopo. Ho richiesto un colloquio da solo con lei, spiegando a chi di dovere il problema. Un giorno interminabile. Quando si è aperta la sala colloqui ho visto lei di spalle, io avevo gli occhi gonfi, si è voltata con mezzo sorriso, quasi mi diceva “tranquillo amore mio” ci siamo abbracciati per molto tempo, poi gli ho spiegato che cosa mi era capitato, dopo un po’ lei mi ha detto: “NON LASCIARMI, PER ME NON HAI NIENTE”.

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