“Prospettive future: alcune proposte”: l’intervento di Nando al convegno “Il lato positivo”

Nando, 24 novembre 2016, interviene al convegno "Il lato positivo"

Torino, 24 novembre 2016

Mi chiamo Ferdinando e questa è la mia prima esperienza in carcere. Da 5 anni vivo nella sezione Prometeo come socializzante, ovvero mi occupo dell’organizzazione, in particolare gestisco la cucina della sezione con altri socializzanti. Nel corso di questi anni ho incontrato molte persone che sono uscite dal carcere, le stesse che sempre più spesso sono poi ritornate. Le loro esperienze ed i loro vissuti mi hanno accompagnato nelle lunghe giornate rendendomi spettatore di alcuni cambiamenti avvenuti in questa sezione che purtroppo risulta essere più carente, rispetto agli anni precedenti, nella sua progettualità. Sono tanti i motivi che possono spingere una persona a continuare a commettere reati una volta uscita, non si possono analizzare tutti perchè rientrano nei bisogni individuali di ognuno di noi. Tuttavia nella mia esperienza ho potuto osservare che questa carenza di  interventi, attivi in tempi passati, influisce parecchio sulla recidiva. Il “progetto Prometeo” così denominato, è presente in soli tre Istituti Italiani, ovvero, Torino, Roma e Pisa e ha la finalità di sperimentare, attraverso un clima psico-sociale di solidarietà e collaborazione di detenuti, un nuovo percorso riabilitativo e nasce dall’esigenza di ovviare allo stato di isolamento psico-fisico tipico delle persone affette da HIV. Espongo qui 3 aspetti secondo me cruciali che che vogliono essere un auspicio per dei progetti futuri che consentirebbero, a mio modesto parere, di ovviare a problematiche attuali.

  1. La maggior parte delle attività lavorative e di formazione all’interno del carcere non offrono reali sbocchi se non in casi rari, come ad esempio il progetto con l’AMIAT. In questo caso la difficoltà di inserimento diretto nel mondo del lavoro è spesso causata dalla mancanza di fondi destinati alle borse lavoro e alla creazione di cantieri di lavoro. Come anche l’assenza di figure professionali che possono seguire il soggetto detenuto una volta uscito e che possono aiutarlo nella ricerca di soluzioni abitative e lavorative amplificano alcune problematiche rendendo difficoltoso un processo di stabilità personale, auspicabile dopo la carcerazione.
  2. Il problema abitativo è molto importante soprattutto in una sezione come questa. Bisogna sapere che ogni detenuto della nostra sezione ha un suo SERT di riferimento, nel quale si può e si deve recare una volta all’esterno per portare avanti un programma terapeutico. Purtroppo negli ultimi anni c’è stata una netta diminuzione dei fondi disponibili per l’inserimento in questi programmi riabilitativi che fanno capo al nosrto SERT di riferimento e raramente sono di tipo ambulatoriale o semi-residenziale. Troppo spesso i tempi neccessari per l’inserimento in strutture sono così lunghi da non consentire un passaggio diretto dal carcere alla comunità sia durante l’espiazione della pena sia quando questa sia terminata. Quindi, una persona scarcerata che non ha una abitazione o un supporto familiare si trova a vivere in condizioni critiche con la totale assenza di punti di riferimento. E su questo però vorrei citare dei modelli funzionali che potremmo prendere come riferimento e riprodurre anche altrove:
    • La Comunità terapeutica “Cascina Abele” che in passato ha collaborato con il progetto Prometeo, e che accoglie persone con problemi di tossicodipendenza;
    • la “Cascina Tario” che ospita persone sieropositive
    • il Centro “Olte il muro“, della sezione  Prometeo di Pisa per i detenuti che escono dal carcere, ha lo scopo di facilitare il reinserimento sociale e lavorativo.  La casa circondariale di Pisa gode di una grande oppurtunità: un territorio sensibile ai problemi del carcere che trova sostegno anche nelle istituzioni. Un esempio dunque di coordinamento e rete sociale che si potrebbe prendere come riferimento anche in altre città per agevolare il nostro reinserimetno. Avere il supporto di strutture che possano offrire almeno un pernottamento è di fondamentale importanza soprattutto per chi soffre di patologie particolari, così da evitare l’esposizione a delle condizioni sfavorevoli.

Infine, vorrei citare il UEPE, che dovrebbe sostenere chi è appena uscito dal carcere. A questo proposito sarebbe auspicabile considerare la reale esistenza di alcuni tutor che operino in direzione di una reintegrazione. Che ci sia insomma un accompagnare e non solo un lasciare andare.

  1. L’ultimo aspetto che vorrei trattare lo trovo fondamentale al pari di quelli precedenti. Mi riferisco all’importanza di costruire una progettualità INDIVIDUALE, concentrata sul singolo e concordata con delle figure di riferimento. In questo modo l’espiazione della condanna rappresenterebbe un passaggio durante il quale si potrebbero fissare degli obiettivi che se raggiunti potrebbero incidere sulla riduzione del rischio di recidiva. Mi soffermo su questo aspetto, perchè credo che potrebbe consentire alle persone con medie o lunghe condanne di mantenere vive le speranze, attraverso il mantenersi impegnati in qualcosa. In particolare, anche se di meno rispetto agli anni 90, la sieropositività incide negativamente sulla costruzione di progetti a lungo termine, una costruzione ancora più difficile nel contesto carcerario in assenza di figure che possano orientare verso pensieri diversi dai soliti.

Ferdinando

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