"Spesso quando un uomo..." scrive Michele, detenuto al carcere di Torino

Spesso quando un uomo…

"Spesso quando un uomo..." scrive Michele, detenuto al carcere di Torino

Spesso quando un uomo affonda negli abissi degli inferi, passando tra l’impotenza, disperazione e frustrazione, una volta toccato il fondo, ha due possibilità: una è quella di perire per l’eternità, mentre l’altra è quella di risalire fino a riemergere inaspettatamente, riproponendosi agli occhi degli altri; ma per ricorrere a quest’ultima pratica, anche prima di incamminarsi verso il ritorno, deve fare un atto di scambio; lasciando una parte di anima, portando con sé un pezzo d’inferno, a riprova del suo viaggio, consapevole di non essere più quello di prima. Questo si denota una volta tornato, dalla presenza di alcune emozioni che man mano vanno a crescere ed il totale inaridimento di altre che solo a ragion di memoria, si ha la prova che nel passato abbiamo abitato lì.

Michele


 

Comments 2

  1. Ciao Michele, a prima lettura, mi hai trasmesso grande angoscia, poi però rileggendo intravedo speranza o mi sbaglio?? Credo sia giusto ricordarsi da dove si viene, portare con sé quello che si é stati, anche se appartiene all’inferno, perché oggi non saresti quello che sei se non fosse anche grazie all’inferno..
    Spero solo x te che dopo questo vedrai sempre e solo il paradiso, e l’inferno diverrà con il tempo una piccola parte dentro di te, un lontano ricordo, che sarà sempre più piccolo sostituito dai ricordi del paradiso!! Costruisci nuovi ricordi e rimpicciolisci lo spazio dell’inferno!!

  2. “quando sai com’è l’abisso
    non sei più lo stesso
    ti tieni un po’ più stretto
    a chi ti tiene stretto

     Però alla fine di questo dolore
    sarà fin troppo alla luce del sole
    ciò che rimane di noi
    cosa rimane di noi
    Però alla fine di questo dolore
    dovremo sempre comunque contare
    su ciò che rimane di noi
    cosa rimane di noi”
    Cit.

     

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