La storia di Davide, detenuto presso il carcere di Torino, racconta l'esperienza del reinserimento

Reinserimento: il racconto di Davide

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6 giugno 1982, avevo da poco 17 anni quando mi arrestarono, mio padre stava morendo in un modo orribile di tumore rantolando di dolore tutto il tempo, gli promisi che l’avrei riabbracciato prima della fine…  così andò, 40 giorni dopo ero fuori, ma ero così diverso… mi stavo facendo di eroina, la ragazza che amavo follemente e che avevo aiutato a smettere con l’eroina si stava facendo, la luce bellissima attorno a lei era sparita ed ero furente per tutte queste ingiustizie. Salutai mio padre, convinsi mia madre a dargli la morfina dicendole che diversamente gli  avrei sparato, soffriva troppo…  qualche ora dopo confuso, mi era cambiato il punto di vista dal quale vedevo il mondo, sentivo che ci sarebbe stato un lungo periodo di sofferenza anche per me. Tanti fermi con tre giorni in questura a farmi scassare di legnate, questo fu il mio reinserimento, la polizia era convinta che io fossi un boss in “erba” e da tale mi trattava, a tipo ti raddrizzo io. Negli anni a venire pian piano, persero quell’attenzione su di me ma ad ogni uscita dal carcere ti aspettava il nulla, niente casa, niente soldi… quindi ti convinci di essere immortale e con un sorriso spavaldo, sempre più deciso, solo e tenace dicendomi “ lo sai che riuscirai a cambiarlo il tuo domani e sarà sempre meglio”!

Davide

 

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