Luca, detenuto presso il carcere di Torino, racconta la sua esperienza con il reinserimento

L’esperienza di reinserimento raccontata da Luca

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Io sono Luca e mi è capitato spesso di entrare ed uscire dal carcere, dopo tanti anni di tossicodipendenza comunque  mi sono accorto che è peggio uscire dal carcere che entrarci, non mi considero istituzionalizzato è solo che il sistema, lo stato non è in grado di reinserire in modo adeguato un detenuto. Non esiste un programma rieducativo che ti prepara all’esterno, così dopo tanti anni di vita vissuta in strada automaticamente in certi momenti ho preferito il carcere avendo sempre una fottuta paura di tornare in libertà. Credo che la galera rispecchi il sistema, lo stato italiano, l’unica maniera per reintegrarsi nel sistema è fare un percorso comunitario; e non tutti dopo tanti anni ne hanno la voglia e la forza specialmente se non si è tossici o con qualche problema di dipendenza che permetta un ingresso in comunità. Trovo vergognoso che la società chiuda gli occhi o si stupisca dei sovraffollamenti penitenziari, o si stupisca che la maggior parte dei delinquenti continui a delinquere nonostante abbia già scontato una o più carcerazioni, senza sapere che non ci sono possibilità rieducative come non sono neanche lavorative. Essere malati e non avere né cure né medicinali. Ho fatto parecchie comunità, tante volte sono uscito di galera e mi sono rimboccato le maniche cercando lavoro, casa e tante altre stabilità, il problema reale è che uno si trova sempre punto e a capo, questo perché non c’è una preparazione psicologica e materiale prima della scarcerazione, niente educatori, niente psicologi o psichiatri, e se ci sono, sono pochi, spesso inadatti per non dire menefreghisti o incapaci. Sono sempre stato solo in carceri italiani e per sentito dire, solo qui in Italia la situazione è così deprimente e non me ne stupisco per niente, è solo una delle molte cose in cui facciamo schifo a differenza di tutta Europa. Spero solo che un bel giorno sia un attenuante essere un ex carcerato per aver già espiato le proprie colpe, un’attenuante per un lavoro, un’attenuante per la casa, un’attenuante per il fatto che per qualcuno la pericolosità sociale può essere curata e guarita con le cure e le persone giuste al proprio fianco, con le possibilità e le occasioni giuste che dovrebbero spettare a tutti detenuti e non.

Luca

Comments 7

  1. Ciao Luca, sentire che tu abbia paura della libertà mi sconvolge, ma forse posso capirlo, ma questo é proprio il fallimento del sistema carcere. Però tu non dargliela vinta continua a lottare, raccogli le tue forze e immagina un futuro migliore se lo vuoi puoi trovarlo!! Raccontami se ti va cosa vorresti fare? Dato che nessuno é capace di fare un programma come dici tu, fai tu un programma x te stesso e se ti va raccontamelo, mi farebbe piacere saperlo! Ciao a presto!!

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      Ciao Giselda, sono Luca e ho letto il tuo commento a proposito di ciò che ho scritto sull’esperienza del reinserimento e mi ha fatto davvero molto piacere.
      Quello che posso dirti di sicuro è che sono davvero convinto di non dargliela vinta ed era così anche le volte scorse, nelle carcerazioni precedenti, così come durante i programmi comunitari passati che ho svolto.
      Anche questa volta lotterò con tutto me stesso con il vantaggio rispetto al passato che non faccio più uso di sostanze stupefacenti, e quindi ora anche psicologicamente sono molto più forte.
      Il discorso è che comunque una volta uscito dal carcere, tra non molto, dovrò lo stesso fare un percorso comunitario perché questo è l’unico aiuto concreto al di fuori da queste quattro mura che possa reinserirmi nella società, sia per il lato psicologico ed educativo, sia per quello lavorativo e abitativo.
      Sarà molto dura, già lo so perché ho già fatto più volte questo percorso ma, sia per l’età sia per varie situazioni familiari sia per il fatto che comunque non lo volessi realmente, non l’ho mai portato a termine, anche perché, come già scrissi, è veramente dura uscire dal carcere dopo un po’ di anni e poi rinchiudersi in comunità con nuove regole, psicologi a cui devi tirar fuori le tue emozioni, le tue motivazioni e aprirti quando magari non ce la si sente.
      Ma ora a trentatré anni mi sento pronto e sono stufo di fare questa vita di continua reclusione e sofferenza per mille e più motivi. In realtà rispondendo alla tua domanda su cosa vorrei fare e se ho già un programma rispondo di sì.
      Intanto, scusa se mi ripeto, il primo passo è la comunità perché non ho nessuno che mi possa ospitare fuori dal carcere e ho bisogno di trovare un lavoro e iniziare a muovermi verso una casa popolare, rinnovare la patente e solo con l’aiuto di qualcuno posso fare questo perché in solitudine tutto ciò mi divorerebbe, non saprei nemmeno da dove cominciare. In passato ho fatto molti lavori, dal decoratore al mercatoro, ho avuto un’azienda agricola per cinque anni a Castellamonte e oltre all’orto e alle bestie mi occupavo della trasformazione ortofrutticola, quindi conserve, marmellate, sciroppi…
      Ho lavorato come vetraio e come gelataio, disegno molto bene, ho fatto qualche concerto con il mio ex gruppo, canto e suono la chitarra, ho un’estrema fissazione per la musica.
      Da ragazzo ho studiato danza jazz e funky e ho fatto per molti anni aikido.
      Sono separato e ho una bimba di dieci anni che si chiama Federica.
      Se ti può interessare ho un profilo face book, come foto di copertina ci sono io nella neve che tengo per mano la mia bimba.
      Ovviamente non ti potrò rispondere su FB a causa di forze maggiori, ma quando uscirò se per te non sarà un problema potrò mandarti un saluto dal mio profilo.
      Di cognome faccio Fontolan.
      Volevo chiederti una cosa: mi è capitato spesso di pensare cosa può spingere una persona come te e come altre persone, nel senso una che non ha a che fare con il mondo carcerario, a parlare con noi detenuti; insomma oltre alla curiosità che è più che plausibile, quali altri motivo ti o vi portano ad avere a che fare con noi? Non mi fraintendere…mi fa molto piacere poter parlare con persone sconosciute al mio mondo, e mi fa un po’ strano, visto che la maggior parte della società fa di tutta un’erba un fascio… solo per questo sono un po’ curioso.
      Ora ti saluto e ti ringrazio tanto per l’attenzione.
      Spero di risentirti presto.
      Ciao.
      Luca

  2. Ciao Luca,
    a quanto pare sai fare un sacco di cose e hai un sacco di interessi, se riuscirai a coltivarli potrai benisssimo non ritornare li dentro. Fai delle tue passioni un lavoro, questo è quello che mi dico sempre, così il mio lavoro non sarà mai una schiavitù!

    posso dirti che oggi si parla molto di carcere quindi sono molte le persone che vedono e leggono sui giornali quello che succede li dentro, è vero è un mondo lontano dal nostro, ma credo che sia nel nostro mondo, un mondo dentro il mondo che voglio conoscere perchè credo mi appartenga. ho sempre creduto nel fatto che tutto ciò che succede è anche un po’ la conseguenza delle mie azioni o omissioni, non so come spiegarmi, ma fate parte della società e nella società ci sono io, non la guardo dall’esterno ma interagisco in questa quindi credo che devo conoscerla bene per poter interagire nel migliore dei modi. quindi si voglio conoscere e capire anche voi che siete rinchiusi, che vi hanno isolati, vi hanno nascosti hai nostri occhi, ma credo che quello che non si vuole far vedere è solo quella parte che appartiene a tutti noi. io voglio ” vedervi” per capirlo questo mondo, e viverci al meglio per quel che ci vivrò. tutto qui forse questo è il motivo, inoltre credo che anche per voi sia molto utile, stacca forse nelle vostre giornate, non so, ma la scrittura l’ho sempre usata per mettere ordine alle idee, ai pensieri ai malesseri, e se questo riuscite a farlo anche voi, tramite questo blog, credo sia utile. purtroppo provo a conoscervi ma non ho sempre molto tempo, quindi sono un po’ sporadica nelle risposte e sopratutto nella lettura, infatti non vorrei che tu possa sentirti abbandonato se non rispondo più, ma voglio dirti che sarà causa di forza maggiore e nessun motivo personale. spero che ci siano tante altre persone come me che scrivano e leggano questo blog, così che tu e anche gli altri possiate continuare a scrivere, a sentirvi, e a sentirci nelle parole e non tanto nelle persone che scrivono dietro un computer, io come tante altre, l’importante credo sia l’essenza, l’essenzialità delle parole, l’esserci al di la di una sostanza, di un confine corporeo, o di un nome preciso o che sia sempre lo stesso. esserci oggi e forse domani, ma non è certo dopodomani, ma almeno ci saremo incontrati e avremo fatto un pezzettino di vita insieme anche se solo tramite delle parole su un pc…

    in bocca al lupo luca!!!!

  3. Bisogna essere molto forti per quello che ti aspetta fuori…è dura andare avanti tutti finti perbenisti appena vengono a sapere il tuo passato vedi nei propri occhi il cambiamento delle persone nei tuoi confronti…è li che bisogna essere forti perché la gente è piena di pregiudizi… questa è la nostra società un augurio a tutti le persone che soffrono è non mollano mai….

  4. Ciao Luca,
    abbiamo letto quello che scrivi pensando anche alle cose che ci ha detto all’incontro che abbiamo fatto mercoledì 28 marzo, il tuo accanimento verso la società lo capiamo in un certo senso,abbiamo notato che hai una certezza consapevolezza della tua dipendenza nonostante tu abbia avuto la possibilità di iniziare un percorso in comunità.
    Ti ringraziamo per la sincerità e per la tua chiarezza nell’esprire la situazione in cui vivi, raccontandoci il tuo passato e cose che avrebbero potuto ferirti di nuovo ma che hai deciso di esporre per chiarificarci.

  5. Ciao Luca,
    dopo aver letto i tuoi scritti ed esserci scambiati poesie, finalmente mercoledì ho potuto dare una faccia al tuo volto.
    Vorrei dirti, se non sono troppo indiscreta, che fare i conti con se stessi è la parte più difficile.
    Le persone hanno una grandissima opportunità: la possibilità di reinventarsi, di riscattarsi.

  6. Ciao Luca,
    Ho letto quello che hai scritto e le tue parole mi hanno tanto colpita. Mi hanno fatto riflettere e hanno descritto benissimo una tristissima realtà che appartiene a tutti noi e che spesso si cerca di nascondere perché disumana.
    Sono un educatrice e da sempre mi affascina la dura realtà del carcere e soprattutto la triste realtà del reinserimento nella società. La mia vocazione rispetto a questi ambiti é reale e “prepotente” Mi fa rabbia e tristezza leggere che persone come te, disposti a cambiare a migliorare e a fare del bene per se stessi e per chi si ama non riesca a trovare conforto e sostegno da parte della società e dalle istituzioni o semplicemente da educatori e operatori sociali che potrebbero fare tanto. Ti scrivo perché credo che a volte sapere che non si è soli e che esistono persone che hanno fiducia nel prossimo possa far bene. Volevo ringraziarti perché a noi educatori che sentiamo davvero il desiderio e il dovere di fare del bene o almeno di tentare di fare qualcosa per cambiare la realtà, servono testimonianze di persone come te che hanno vissuto tutto questo. E che ci danno la forza di non arrenderci mai. Perché purtroppo come potrai immaginare non basta solo tanta passione e dedizione. Ti auguro il meglio Luca! E sono certa che riuscirai a fare ciò che desideri con l’aiuto anche di persone che amano davvero ciò che fanno. Con la tua voglia di cambiare sei già a un buon punto! In bocca al lupo per tutto.
    Giorgia

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