Luca, detenuto presso la sezione Prometeo del carcere di Torino, racconta la sua "lotta contro la vita".

Ho lottato contro la vita, come con spada e scudo

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Ho lottato contro la vita, come con spada e con scudo, conosciuto l’amore disprezzando l’arroganza. Ho visto la morte più volte riconoscendola parte della vita, conosciuto cari amici e pessime amicizie, ragazze favolose e la pioggia bagnar malinconia.

Lotte e asserragliamenti, luoghi da disinfestare e luoghi di festa e da festeggiare.

Tanta paura e mai il lusso ho conosciuto, l’aria di montagna, il bianco di betulla e le ruote di trattore impresse sulla terra, dell’ottimo vino.

Giornate lunghe una vita altre corte troppo veloci quando si è troppo felici, ruggine sui vestiti e inchiostro sulla pelle come su di un foglio, ti ho voluta e ti voglio.

Scarponi sulla pelle, un rumore nel silenzio di un bosco, l’oro l’argento una nonna come madre, una zia come sorella e un padre come sconosciuto, la morte sorridente, la vita seria e silenziosa, furti con destrezza accordi in re minore, sentirsi un re minorato.

Fumerò l’ultima sigaretta prima di andare a dormire anche se son sicuro che proprio non dormirò, animali sociali è bello pensare un po’ a noi come denso il miele acerbo l’arancio, l’immobilità nel silenzio, dita di geco goccia d’assenzio, stremato e assalito dall’ira che ne fa da padrona, ragazze con occhi compassionevoli, passione per tutto ciò che non ci si addice.

Mi si attorcigliano le budella, cappio di seta, trecce dorate per danzare sul ghiaccio, chiodi nell’abete, lacrime di resina e fiotti di sangue scuro di braccia sporche stanche e martoriate.

 

Luca

Comments 2

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    Dalla nostra pagina facebook (clicca qui per l’originale)

    Caro Luca, anch’io come te sto lottando contro la vita, come con spada e scudo. In modo diverso. Perché io sto fuori. La mia battaglia si chiama cancro metastatico. Quando me l’hanno diagnostico al pronto soccorso del Mauriziano, ho pensato a voi e alla mia esperienza di volontaria penitenziaria. Anch’io mi sono sentita un ‘corpo docile’. Perché “prigioniera” della malattia. Perché il cancro ha colpito le ossa e non potevo camminare. Ho pensato a tutti voi. Agli incontri dentro il carcere. Volevo dirvi (a te e a tutti gli altri) che mi siete stati di grande aiuto. Perché in tutti qiesti anni ho impatato molto da ognuno di voi. Non ho mollato. E continuo a vivere col sorriso, malgrado tutto. Malgrado i momenti difficili. Tanti. Troppi. Anche il mio amore per i libri e la lettura sono stati ottimi compagni di viaggio. Porterò con me questo tuo scritto. Libera la vita Luca, perché me l’hanno insegnato i ragazzi dentro de Le Vallette.

    Maria G.

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