Filippo, detenuto presso la sezione Prometeo, risponde a un articolo di Torino Cronaca, sul tema delle condizioni detentive, uscito il 4 gennaio 2018

Scritto di Filippo in risposta all’articolo del 4 gennaio 2018 su Torino Cronaca

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Ho sentito il dovere di rispondere all’articolo pubblicato su Torino Cronaca giovedì 4 gennaio 2018, una lettera scritta da alcuni agenti della Polizia Penitenziaria del carcere “Lorusso e Cotugno”. Più che una vera e propria lettera sembrava a mio avviso una raccolta di esternazioni e colpevolizzazioni verso i detenuti o “carcerati”, come veniamo appellati da alcuni agenti. Anche se non è questa la sede più adatta, ci tengo a puntualizzare il fatto che se utilizziamo la parola “guardia”, essa viene percepita come un’offesa, ma mi chiedo se anche sentirsi chiamato “carcerato” non possa essere ritenuto altrettanto dispregiativo.

L’articolo a cui gli agenti di Polizia hanno tentato di rispondere era stato pubblicato su Torino Cronaca in data 23 dicembre e riportava il resoconto di alcune osservazioni da parte dei garanti dei diritti dei detenuti Bruno Mellano e Monica Gallo che denunciavano le mancanze strutturali del carcere, definito “una fogna a cielo aperto”. Mi permetto di aggiungere che tale situazione non riguarda esclusivamente il carcere torinese ma la maggior parte delle strutture penitenziarie italiane.

Importante sottolineare il fatto che i garanti non hanno mai menzionato manchevolezze o incompetenze da parte del corpo di Polizia, mentre questi ultimi hanno pensato bene di scrivere che noi detenuti usufruiamo di privilegi che non hanno nemmeno i pensionati.

Mi domando esterrefatto l’utilità di questo paragone. Sembra proprio un modo per accendere la miccia di una guerra tra poveri. Come si può accostare due categorie di persone così diverse e lontane tra loro? Io come detenuto non paragonerei mai la mia situazione a quella di un pensionato per il semplice e fondamentale motivo che questa situazione noi detenuti ce la siamo cercata, mentre un pensionato non ha potuto decidere la propria pensione. Inoltre, se dovessi fare una lista in termini di priorità, al primo posto metterei proprio loro, evitando così di fare un confronto fra poveri.

Tale presunta attenzione nei confronti dei pensionati viene smentita da come, verso la conclusione dell’articolo, gli agenti sottolineano il disagio di percorrere ogni giorno per venire a prendere servizio una strada, quella che arriva fino ai cancelli del carcere, piena di buche e carente di una navetta che li possa portare alla fermata della metropolitana in Corso Marche. Ma gli agenti, da come scrivono nell’articolo, sembra che siano gli unici ad avvertire tale disagio in quanto non considerano le famiglie, comprese anche da pensionati, che vengono a trovare i propri cari, i “carcerati”, presso la medesima struttura. Famiglie che percorrono la medesima strada dissestata per venire ai colloqui mezz’ora prima dell’orario previsto e, se si tratta del primo colloquio, aspettando al freddo delle 8 e 30 di mattina che gli agenti prendano servizio alle ore 9. Vorrei fare presente che queste famiglie sono composte da persone oneste proprio come tutte le altre famiglie italiane, con la sola eccezione di non aver avuto la sfortuna che un loro caro abbia sbagliato e per questo stia pagando con la propria vita e la propria libertà, come è giusto che sia. Ora, sicuramente alcuni miei compagni non saranno d’accordo con quanto appena detto, ma preferisco usare la coerenza e non dire che è colpa della società etc. etc… L’ autocommiserazione non fa parte chi scrive.

Nell’articolo a cui sto cercando di rispondere viene sottolineato che, a differenza di alcuni pensionati, consumiamo pasti caldi quotidianamente. Questo è innegabile, però è giusto a questo punto specificare anche i costi: colazione 0,27 cent, pranzo 1,09 euro, cena 1,37 euro, corredo (inesistente) 0,89 cent. (Dati del Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria – Dir. Gen. delle risorse materiale, dei beni e servizi – circolare 3662/6112 del 07/08/2015 firmata dall’On. Orlando).

L’articolo menziona come privilegio la postazione fissa del 118 senza sapere che è un diritto comune ai cittadini liberi ed è organizzato dall’ ASL e non certo dai detenuti.

Inoltre la situazione interna al Servizio Sanitario Penitenziario è stata oggetto di denuncia per inadeguatezza da parte della dottoressa Brunetti, direttrice dell’Ufficio III del Servizio Sanitario.

Nell’articolo pubblicato su Cronaca Torino gli agenti di Polizia chiamano privilegio la visite gratuite dei detenuti, confondendo ancora una volta il fatto che per diritto il Ministero, attraverso una legge nazionale (Decreto Legislativo n 230 del 22/06/1999), dà ai detenuti la possibilità di usufruire di un’esenzione per le visite in quanto iscritti al servizio sanitario nazionale (S.S.N). Il codice di esenzione è F01.

L’articolo inoltre menziona il fatto che i detenuti hanno delle priorità rispetto ai cittadini per quanto riguarda le visite mediche ospedaliere; anche questo è falso in quanto la priorità esisteva quando il servizio sanitario era gestito dall’amministrazione penitenziaria, mentre ora è controllato dall’ASL., vale a dire, da un’istituzione nazionale e quindi dare la precedenza ad un detenuto andrebbe a costituire un reato.

Altro privilegio di cui i detenuti godrebbero sulle spalle dei cittadini, sempre secondo gli autori dell’articolo, sono le visite dentistiche gratuite.

Occorre, anche su questo punto, fare un po’ di chiarezza.

Per i detenuti le cure dentistiche standard (ad esempio carie e detartrasi) sono gestite dall’ASL come per tutti i cittadini italiani, mentre per quanto riguarda le operazioni più costose (protesi e apparecchi) esse sono finanziate dal Tribunale per i diritti del malato, la cui referente per l’Istituto penitenziario è la dottoressa Sasso.

In ogni caso mi chiedo, dopo aver letto l’articolo firmato dagli agenti, se forse preferiscano un carcere punitivo con infrastrutture inadeguate continuando in questo modo a pagare le multe della corte di Strasburgo per i diritti fondamentali dell’uomo. Vorrei far presente che tali multe le paga lo Stato italiano, vale a dire i cittadini liberi, pensionati compresi.

E, me la si lasci passare, le persone che vivono con 300 euro al mese non chiedono di avere la navetta che li porti vicino alla metro poiché ci vanno a piedi per risparmiare.

Un detenuto oggi ha deciso di prendere carta e penna per far sapere che non è tutto oro quello che luccica .

F.P.

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