Luca, detenuto presso il carcere di Torino, risponde a uno studente dei nostri laboratori scolastici

Luca risponde a E., studente dei nostri laboratori

Luca, detenuto presso il carcere di Torino, risponde a uno studente dei nostri laboratori scolastici

Ciao E.,

voglio rispondere alle tue curiosità sulla riflessione quotidiana giornaliera di vita qui all’interno, e hai perfettamente ragione quando dici che ciò che hai visto qui nel carcere è solo una piccola parte.

Credo sia normale che per l’interesse dello stesso carcere e per l’opinione pubblica obblighino gli esterni e i visitatori a vedere ciò che secondo loro sia meglio. Ovvio che non porteranno mai un visitatore a visitare le sezioni vecchie e non a norma d’igiene, di spazi, e ti assicuro che quasi il 90% del carcere è in condizioni invivibili e disastrose: dal cibo alla muffa nelle docce, dai topi e gli scarafaggi alla pioggia che allaga le celle e le sezioni, dai muri che ti cadono in testa al termosifone che non funziona una cella sì e l’altra pure, e ancora dalle tubature vecchie di decenni – dove l’acqua dopo la doccia ti dà l’orticaria ed è imbevibile – agli scarichi che non funzionano.

Potrei andare avanti per pagine e pagine, per un mese ho passato ogni notte tra vomito e diarrea e nessuno si è preoccupato, e quando insistevo per essere visitato le guardie rispondevano che lo facevo apposta. E ancora c’è da dire che tutti i farmaci sono a pagamento, questo vuol dire che se uno non lavora o non fa colloqui con parenti che siano in grado di mantenerti anche il minimo indispensabile per loro puoi morire.

Ho visto gente bere acqua dal vasetto dello scopettone del cesso, gente che dovrebbe essere seguita psicologicamente e messa in un reparto sanitario apposta, mentre invece viene messa tra i detenuti comuni tra l’indifferenza degli stessi detenuti e degli agenti, e potrei continuare per ore.

Ti giuro che queste cose sono tutte vere, e sono qui all’interno della metropoli, all’oscuro o all’indifferenza della gente, e rispondendo alla tua curiosità ti posso dire, almeno da parte mia, che una volta adattati a questo sistema, a cose fuori dall’ordinario, una volta abituati o rassegnati anche all’indifferenza, non c’è proprio nulla su cui riflettere. Le riflessioni ce le si fa le prime volte, poi… diventa una cosa all’ordine del giorno. E anche se non si accetta non ci si può fare nulla, quindi ci si fa forza magari con i parenti che vengono o scrivono, o con qualche raro amico, con lo sport, con la musica ecc. Ma con tutto quello che è galera uno guarda dall’altra parte cercando di non pensarci più, anche se è davvero difficile.

Questa non è autocommiserazione, ma solo la realtà di questo posto, e ho tralasciato tutte le regole interne, comprese quelle tra noi detenuti.

Mi ha fatto piacere e spero di aver esaudito le tue curiosità, se vuoi sapere altro dimmelo.

Ciao,

Luca

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