Coronavirus e carcere - aggiornamenti a cura della redazione di Dentro e Fuori Blog

Carceri e Coronavirus (Covid-19)

Siamo vicini alla popolazione detenuta che in questi giorni difficili di pandemia vive in condizioni di sovraffollamento, rischiose per il contagio, e cerchiamo di abbattere il muro dell’isolamento mettendo a disposizione un numero di telefono: +39 351 700 9060.

Chiamaci per raccontare cosa sta vivendo un tuo caro o qualcuno che conosci oggi chiuso in carcere. Dall’esterno proviamo a raccogliere le vostre storie, per diffonderle e cercare di capire come possiamo essere d’aiuto.

Indice:

Dentro e Fuori su Radio Antidoto

Nella giornata lunedì 25 maggio 2020, i nostri volontari sono stati ospiti della trasmissione “Rigonia” in onda su Radio Antidoto, il progetto radiofonico a cura del laboratorio Trasformatorio. Durante la puntata è stato intervistato Giosué, storico contributore del blog e collaboratore dell’associazione, nonché Susanna Marietti, coordinatore nazionale dell’Associazione Antigone e autrice/conduttrice di Jailhouse Rock (con cui collaboriamo con i nostri progetti radiofonici), che ci ha parlato del XVI Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione.

Di seguito potete ascoltare l’audio integrale della puntata:

Rigonia #18 @ Radio Antidoto: Speciale Carcere

Dalla palazzina dei semiliberi del carcere di Torino

Lunedì 20 aprile, ore 11.30.

In questo momento è difficile avere un numero certo delle persone recluse contagiate. Da fonti certe giovedì scorso al Blocco E erano ancora presenti 15 detenuti afferenti alla sezione del Rugby e del Polo universitario, primo piano del blocco, mentre 3 forse 4 detenuti del secondo piano afferenti alla comunità Arcobaleno. Tra questi non vi è certezza di numeri tra positivi e negativi, ma godevano dell’aria in tempi alterni. è stato vietato l’acceso a tutti gli esterni. Venerdì a seguito dei tamponi effettuati ai detenuti in Articolo 21 che risiedevano alla palazzina dei semiliberi, 20 detenuti risultati positivi sono stati spostati al Blocco E. Nel frattempo sappiamo che anche nel Blocco C, la sezione dei detenuti ad alta sicurezza è stata messa interamente in isolamento preventivo, poiché il lavorante della sezione è risultato positivo al tampone. Anche qui le condizioni igienico sanitarie sono al limite, nonostante siamo state disposte due persone per cella. L’ispettore della sezione ha richiesto lo spostamento di questi al Blocco A, sezione Sanitaria, supponendo una maggior tutela della loro salute e una maggiore attenzione. Attualmente la situazione è molto drastica: questi continui spostamenti e l’impossibilità strutturale di assumere un solo provvedimento o di creare una sola sezione solo per positivi Covid-19 aumenta di molto il rischio del contagio. A oggi sulla base delle informazioni raggiunte, si contano almeno 40 casi positivi, se non di più. Ci è impossibile capire i numeri certi, e soprattutto avere un elenco delle persone, per poter dare un nome al numero positivo di questo tampone. Pertanto, chiediamo ai familiari che sono in questo momento gli unici che tramite telefonate possono parlare con le persone recluse, di chiedere un resoconto della situazione attuale che i singoli detenuti vivono e vedono nella propria sezione e nei propri vicini e di informarci. Chiedete nomi dei detenuti contagiati, numeri e sezione in cui sono reclusi. Stimare i numeri è conoscere le persone è fondamentale in questo momento per poter tutelare la salute dei vostri cari e di tutte le persone recluse. Non lasciamo solo nessuno.


Torino, Sabato 18 aprile 2020

Siamo in contatto con l’Associazione Antigone e la Garante delle persone private della libertà personale del Comune di Torino, con cui condividiamo le nostre e le vostre preziose informazioni. In questo momento più che mai è fondamentale raccoglierne il più possibile quindi vi chiediamo di continuare a contattarci in caso di informazioni: in questo momento si rivelano importanti testimonianze che incidono sulla vita di coloro che attualmente si trovano in uno stato di esclusione da provvedimenti legittimi.

Vi confermiamo che i dati riportati sono drammaticamente reali ovvero:

 La sezione dei semiliberi della CC fino a pochi giorni fa era in uno stato di sovraffollamento, con 2 bagni per 40 detenuti

 20 sono i casi positivi ieri trasferiti al Blocco E.

L’attuale circostanza in cui si trovano attualmente i trasferiti nel Blocco E non può che scaturire preoccupazione verso il loro stato di salute e verso le prospettive che gli si presentano. La Regione Piemonte è l’unica in cui non si è registrato un calo della popolazione detenuta in quanto la Magistratura ha fino adesso ostacolato piuttosto che favorito come in altre regioni, il verificarsi della diminuzione dei detenuti innalzando un duro muro che non permette alternative neppure ai fine pena previsti a breve termine.

In collaborazione con l’Associazione Antigone e la Garante, Monica Gallo, stiamo facendo il possibile per mantenere alta l’attenzione verso questa situazione, a tutela del rispetto dei diritti, diffondendo le informazioni che giungono da voi e da dentro la Casa Circondariale.

Chiunque avesse notizie ci contatti al nostro numero +39 351 700 9060 o al nostro indirizzo di posta dentroefuori@ilcontesto.org.


Torino, Venerdì 17 aprile 2020

Nel primo pomeriggio i detenuti in articolo 21 esterno che nei giorni scorsi erano stati spostanti all’interno della palazzina dei semiliberi ci hanno comunicato che l’amministrazione penitenziaria ha cominciato a chiedere a tutti se avessero una posto dove potere trascorrere la quarantena. È quindi probabile che in molti siano positivi al Covid-19. Pare che quasi tutti abbiano una casa sul territorio, tranne quattro, per i quali sarà l’amministrazione penitenziaria a dover trovare una soluzione. Durante la nostra telefonata già due detenuti sono stati convocati ed è stato comunicato loro che tra domani e dopodomani potranno uscire.

Nel giro di mezz’ora la situazione si è stravolta: è stato comunicato che in più di venti sono risultati positivi al tampone, su 25 che erano presenti e che tutti verranno portati al Blocco E, dove un piano è dedicato all’accoglienza dei malati. Ci sono state delle proteste, e i detenuti hanno provato ad opporsi a questa decisione, ma nel tardo pomeriggio verranno comunque spostati.
È stato comunicato loro che potranno comunicare con l’esterno e che l’amministrazione si sta adoperando per trovare soluzioni abitative per chi è in difficoltà. Ovviamente una soluzione abitativa per queste persone risolverebbe in parte il problema. Chiamiamo all’appello tutte le cooperative, le associazioni e le housing sul territorio torinese che possono mettere a disposizione un alloggio momentaneo per sostenere queste persone. Noi rimaniamo in attesa di aggiornamenti.


Torino, Giovedì 16 aprile 2020

È stata ampliata la zona dell’aria, e già questa mattina i detenuti hanno potuto utilizzarla. Altri detenuti hanno manifestato sintomi da Covid (febbre alta, tosse) e tra ieri e oggi in otto sono stati spostati al blocco D per metterli in isolamento. Le loro celle sono state chiuse. In tarda mattinata dovrebbero fare tutti il tampone e sono in attesa. Ora, in seguito a questi spostamenti, sono circa 25 i detenuti rimasti in palazzina.


Torino, Mercoledì 15 aprile 2020

Il Direttore ha incontrato di nuovo i detenuti della palazzina per comunicare che è arrivato il risultato del tampone del ragazzo che era stato messo in isolamento domenica: positivo. L’ASL ha deciso di fare il tampone a tutti i detenuti che sono nella palazzina, e ci si augura di avere i risultati entro venerdì. Chi risulterà positivo dovrebbe andare a casa, e dall’amministrazione penitenziaria stanno cercando delle soluzioni abitative idonee per chi non ha famiglia e quindi casa a disposizione sul territorio.
Nel frattempo, chi sta avendo sintomi gravi viene spostato e messo in isolamento preventivo al Blocco D in attesa del tampone.
Per quanto riguarda le nuove misure adottate: si stanno facendo i lavori per ampliare l’aria, e quando saranno terminati (forse già domani) dovrebbe anche essere concesso più tempo da trascorrere fuori; sono state fornite due mascherine a ognuno (mascherine di stoffa confezionate dalle detenute del carcere); quando si avranno i risultati dei tamponi potranno essere riorganizzate le celle.


Torino, Martedì 14 aprile 2020, ore 16.00

Il Direttore ha incontrato i detenuti della palazzina dei semiliberi e ha spiegato che non ha poteri rispetto alla concessione dei permessi di 14 giorni da scontare a casa: sono decisioni che spettano alla Magistratura.
Per quanto riguarda la richiesta di fare i tamponi per individuare chi è effettivamente positivo, solamente l’ASL può agire e decidere chi deve essere sottoposto.
Domani il Direttore comunicherà quali saranno le nuove misure adottate all’interno della palazzina per cercare di allentare la tensione che ha regnato fino ad ora: più tempo da trascorrere all’aria e in uno spazio più ampio, estensione dell’utilizzo del telefono e riorganizzazione delle celle. Ma solo domani potremmo sapere con certezze quali richieste verranno accolte.


Torino, Martedì 14 aprile 2020, ore 12:00

Ci raccontano da dentro che i reclusi sono di nuovo all’aria in attesa del direttore. I loro avvocati hanno loro riferito che le istanze non sono arrivate alla magistratura, ma gli educatori sostengono di averle inviate. Gli spazi sono piccolissimo e non possono fare nulla, hanno solo un’ora d’aria la mattina e una la sera.


Torino, Martedì 14 aprile 2020 h 10.30

I detenuti in articoli 21 rinchiusi nella palazzina dei semiliberi, oggi iniziano una protesta. Hanno appena comunicato di rifiutarsi di rientrare dall’aria per parlare con il direttore. Vogliono trasparenza e risposte, la le loro condizioni sono allucinanti. Vogliono tornare a casa, chiedono domiciliari, permessi di 14 giorni per poter fare la quarantena a casa, diminuendo così il numero del sovraffollamento e permettendo allo stesso tempo di sanificare gli spazi interni, per continuare a scontare la loro pena. Non sono richieste irragionevoli, sosteniamoli e tuteliamo la loro salute e diffondiamo.


Torino, Lunedì 13 aprile 2020

Quattordici giorni fa, a causa di un ragazzo che si sospettava positivo rientrato al Padiglione B (dove sono rinchiusi i detenuti in Articolo 21), i detenuti sono stati spostati nella palazzina dei semiliberi, la struttura situata all’esterno della cinta muraria ma all’interno dell’istituto penitenziario, sopra la sezione dell’ICAM.

Qui i detenuti sono stati chiusi per quattordici giorni ed è stato vietato loro di uscire per andare a lavorare, come il decreto ministeriale ha imposto a tutti i cittadini, reclusi o meno. In questi quattordici giorni però le condizioni detentive non hanno permesso di rispettare tutte le misure di sicurezza previste per contrastare il Covid.

I detenuti sono stati dotati di un telefono cellulare che possono utilizzare solo quando solo all’aria, per poter comunicare con i propri familiari. Le celle erano da tre-quattro persone, ora però giungono voci dall’interno di essere in sovrannumero, sei persone per cella. Inoltre i locali non sono stati igienizzati e disinfettati.

Ieri sarebbe terminata la quarantena imposta, ma stanotte un altro ragazzo è stato male, con febbre a quaranta, e pare sia stato isolato ma non abbiamo informazioni precise su dove sia stato collocato. A detta della direzione dovrebbe essere sottoposto a tampone, così come detto per il precedente caso che però non ha ricevuto nessun tampone. Oggi l’amministrazione penitenziaria ha imposto per loro un’altra quarantena di ventotto giorni.


Torino, Mercoledì 8 aprile 2020

Questa mattina abbiamo ricevuto una chiamata da alcuni storici collaboratori del nostro Blog, che in questo momento si trovano nella palazzina dei semiliberi della Casa Circondariale di Torino. Possono utilizzare il telefono solo quando sono all’aria: quando tornano al terzo piano, dove ci sono le celle, il cellulare lo devono riconsegnare.

Ci descrivono con lucidità la situazione e ci raccontano come passano queste giornate: ammassati, in uno stato di costante promiscuità e senza i dispositivi di protezione individuali di cui tanto sentiamo parlare: niente guanti, niente mascherine.

Comprendiamo le loro preoccupazioni. Alcune informazioni cominciano a diffondersi, e tutti leggiamo sulla stampa notizie riguardo sempre più casi accertati di detenuti positivi al Coronavirus. Leggiamo che a qualcuno è concesso di uscire dal carcere per trascorrere la quarantena a casa, ma sembra l’eccezione, e probabilmente bisogna avere la fortuna di avere una casa idonea a disposizione. E sono ancora tanti (troppi) i detenuti, anche molto vicini al termine della pena, ai quali questo beneficio viene negato.

Non riteniamo sia molto lontano il momento del collasso. Il tempo pare che per tutti si sia dilatato, ma è necessario agire presto e con urgenza. Subito.

In questi ultimi giorni è stato pubblicato e diffuso un appello lanciato proprio dai detenuti che si trovano nella palazzina dei semiliberi, e che ci sentiamo di condividere.

Noi qui fuori ci siamo, e cerchiamo di dare il nostro appoggio a tutta la popolazione detenuta in questo momento particolarmente difficile.


Intervista a un detenuto recluso in regime di art. 21 del Codice Penitenziario

Torino, Martedì 14 aprile 2020

Un detenuto recluso in regime di art. 21 del Codice Penitenziario è un detenuto a cui è data possibilità di svolgere lavoro all’esterno della struttura carceraria.

Raccontaci la situazione attuale.

«Noi vogliamo tornare a casa, abbiamo chiesto anche dei permessi di 14 giorni, che sono previsti per noi in articolo 21, perché se ci mandassero a casa potrebbero fare una bonifica degli spazi, questa è necessaria, dopo il primo caso in sezione non è mai stata fatta. Il rischio è sempre vivo è sempre presente. Con un numero ridotto si riduce la possibilità di contagio, allora perché non fai qualcosa? perché non ci mandi a casa? siamo nei termini, possiamo farlo»

Chi deve decidere in questo caso?

«Il magistrato di sorveglianza ha discrezionalità a mandare i semiliberi a casa, ma questo non significa che gli altri non possono andare a casa? Non c’è possibilità di discutere, non c’è più tempo, bisogna agire. Allora devono dirci la verità se si vogliono lavare le mani perché aspettano il governo che dichiari che tanto devono morire tutti dentro allora è un’altra cosa. Noi dell’articolo 21 abbiamo già fatto 14 giorni di isolamento ed è uscito un altro caso, e ora di nuovo in isolamento per 28 giorni. Così andiamo avanti per un anno e mezzo, perché ogni tot ci sarà un nuovo contagio».

Al polo universitario e al rugby ci sono stati 27 casi positivi e li hanno mandati a casa perché per voi no?

«Perché è il magistrato di sorveglianza che deve avallare la richiesta del direttore per il detenuto. Ma nell’attesa la situazione sta degenerando, è un martello pneumatico che picchia la testa, l’esasperazione di molti è incontrollabile, è facilissimo scattare di testa e fare danni e buttare all’aria un intero percorso trattamentale, ma io non ho fatto nulla, perché? In questa condizione è impossibile. Sarò ignorante, sarò cretino, ma è questo quello che vedo e non c’è motivo».

Ora che state facendo?

«Siamo 30 all’aria e abbiamo comunicato all’assistente che non rientriamo dall’aria per parlare con il direttore. Solo noi del secondo piano della palazzina dei semiliberi siamo in quarantena gli altri no. Sostengono che solo il primo piano è in quarantena. Ma è una cosa stupida perché il problema è che quando noi depositiamo un foglio per una richiesta, o andiamo all’aria, poi loro non bonificano e fanno scendere gli altri. Così ci contagiamo tutti».

Ma vi hanno dato disinfettanti adeguati?

«No solo due bidoni di candeggina da un litro per piano».

Mascherine, guanti?

«Nulla di tutto ciò».

E la polizia penitenziaria?

«Sì, loro li hanno ma sono nelle stesse nostre condizioni, non possiamo lamentarci di loro, loro hanno un disagio maggiore stanno con noi che siamo infettati ma poi loro vanno a casa ed è ancora peggio. Non c’è differenza tra noi e loro in questo momento. Non esiste nessuna tutela per nessuno».


Appello dei detenuti reclusi e isolati nella palazzina dei semiliberi del carcere di Torino

Torino, Lunedì 6 aprile 2020

Questo è il disperato appello e richiesta di aiuto che gli ospiti della palazzina dei semiliberi ,oggi occupata da soggetti in articolo 21 per lavoro esterno, lanciano a tutti gli amministratori e tutori della salute e della vita altrui.

Viviamo in un ambiente di circa 100 metri quadrati suddiviso in più camere per un totale di 45 persone, 2 servizi igienici per tutti e al pian terreno di questa struttura ci sono anche delle mamme con dei bambini innocenti che continuano ad essere rinchiusi.

Alle nostre, critiche e disperate, condizioni assistono anche gli operatori della polizia penitenziaria, vittime anch’essi del totale menefreghismo istituzionale onnipresente e oggi ancor più irritante. Siamo da giorni isolati a causa dell’accertamento della contaminazione da virus di un soggetto tra noi. Non veniamo visti da nessuno e nessuno ne parla per voler nascondere la realtà di un lazzaretto che lascerà alle spalle morti preannunciate, e forse volute, nella più totale indifferenza.

Pandemia, terza guerra mondiale, #state a casa, #ce la faremo: giuste considerazioni del momento che attraversiamo, ma fatte solo esclusivamente per tirare acqua al proprio mulino.

Allo stato attuale nella nostra palazzina permangono i semiliberi che si son visti rigettare richiesta di licenza premio come previsto e disposto dal Dpcm ( scritto con l’apparente obbiettivo di sfollare i carceri). A testimonianza di una non volontà di assicurare, in un momento di così altamente critico e rischioso, la tutela della salute e della vita.

Non privilegiano coscienza, sentimenti umanitari e ragionevolezza, termine quest’ultimo spesso adoperato in sede di formulazione delle sentenze di condanna quando si presentano non poche incertezze e lati oscuri. Poltrona, autorità e potere è ciò che sovrasta ogni cosa compresa la vita. Eppure Cesare Beccaria già nel lontano 1700 lottava contro la pena di morte e contro la tortura che a secoli di distanza trova diversa applicazione nelle condizioni psicofisiche che viviamo: massacranti ed insopportabili.

Pure l’OMS, l’ISS e la stessa Presidenza del Consiglio dei Ministri consigliano, obbligano, sanzionano, per effetto di direttive salvavita paradossalmente escluse e nascoste all’interno delle carceri, bombe ad orologeria che coinvolgono figli, mogli, madri, fratelli angosciati dal cattivo e sempre più incerto futuro che ci aspetta. Ma dove sono finiti i diritti umani riconosciuti e sanciti nelle costituzioni di società e paesi che ancora oggi hanno il coraggio di autodichiararsi civili, industrializzati, sviluppati e anche democratici? Il razionale è fortemente discriminante!

Oggi purtroppo si registra il primo detenuto morto per COVID 19, o forse il primo che hanno avuto il coraggio di rendere pubblico dopo tanti silenziosi casi. La situazione può precipitare in tutto il paese se dal carcere vengono a svilupparsi i cosiddetti contagi di ritorno.

E allora perché non prevenire questa ecatombe attraverso provvedimenti pro tempore? Almeno fino al perdurare dell’emergenza sanitaria, magari attraverso l’ampliamento dell’applicazione dell’articolo124 del decreto legge 18/2020 nei confronti di coloro che abbiano già dato prova di buona condotta, nei confronti di chi gode di permesso premio, con obbligo di permanere presso il proprio domicilio o altro luogo di assistenza.

Il nemico attuale è invisibile, imprevedibile e silenzioso per tutti ma letale per qualcuno. Chi, potendo farlo, non interviene oggi, sarà suo complice in responsabilità soggettive e oggettive di esiti criminali contro la salute e contro la vita.

Aiuto è ciò che chiediamo, aiuto è ciò che ci dovete. Già è troppo tardi…fate presto!

I detenuti reclusi e isolati nella palazzina dei semiliberi del carcere di Torino